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Sanda Balas

Cultura e clima organizzativi

Due mani raccolte sorreggono una piantina nel terriccio
Foto di Noah Buscher su Unsplash

Cos’è la cultura? E’ tutta nelle nostre teste

Jeffrey K. Liker nel suo libro “Toyota culture” ci fa riflettere sul termine “cultura”, elencando frasi spesso pronunciate dai manager: “È tutta questione di cultura”, “Si tratta di un problema di persone”, “Gli strumenti sono la parte più facile; il cambiamento culturale è la parte più difficile”, “Il sistema lean funziona in Giappone, dove è stato creato, ma non nella nostra cultura”.

Il lato positivo è che queste affermazioni riflettono l’importanza che ognuno di noi riconosce alla cultura e il suo ruolo fondamentale nel trasformare un’organizzazione in un’azienda efficace. Il lato negativo è che ogni persona attribuisce un significato diverso alla parola “cultura”.

Per analizzare l’organizzazione interna e capire gli obiettivi di business o la missione aziendale, il metodo classico richiede interviste e interpretazioni delle risposte. Il processo non è semplice in quanto si deve decifrare il pensiero altrui.

Una definizione di cultura

Edgar Schein identifica la cultura con: “Lo schema degli assunti di base che un determinato gruppo ha inventato, scoperto o imparato per affrontare i suoi problemi di adattamento esterno e di integrazione interna, e che hanno funzionato abbastanza bene da essere considerati validi, e che, quindi, sono da insegnare ai nuovi assunti come il modo corretto di percepire, pensare e sentire in relazione a quei problemi”.

In sostanza, le prime leve per poter affrontare e gestire in modo efficiente il cambiamento culturale sono: definire e guidare un metodo strategico di problem setting, implementare un processo strutturato di problem solving e standardizzare tutti i processi di formazione (interna ed esterna), training (formale e informale) e assunzione.

I tre livelli della cultura

Schema dei tre livelli della cultura: artefatti, valori dichiarati, assunti taciti condivisi

Con un metodo strutturato, il “Ciò che vediamo” si può concretizzare in una fonte ricca di spunti di riflessione; Questi consentono di porre le giuste domande con lo scopo di raccogliere “Ciò che viene dichiarato“, ovvero le norme non scritte, ma che tutti conoscono, e che costituiscono le regole base del comportamento. Andando ancora più a fondo, apriamo la possibilità di capire le risposte a domande quali: “Crediamo che il ruolo del personale sia fare del proprio meglio per aiutare l’organizzazione ad avere successo?”, “Pensiamo che il management abbia i propri interessi che sono in conflitto con i nostri, causando una lotta quotidiana per difenderci?”, “Crediamo che il lavoro sia un mezzo per avere i soldi, per vivere, oppure che sia il mezzo per contribuire alla società?”

Andon, l’esempio classico

Uno degli assunti di base nel sistema Andon è che le persone hanno bisogno del supporto degli altri per affrontare i problemi quotidiani. Se sono lasciate da sole, è possibile che riescano a superare delle criticità superficiali, ma non saranno davvero capaci di risolvere il problema alla radice. Un altro assunto di base è che il ruolo fondamentale dei collaboratori è individuare e richiamare l’attenzione sulle difficoltà, anche se ciò porta a interrompere il proprio lavoro. Questo richiede un clima di fiducia, in cui non si ponga nemmeno la questione se “tirare l’Andon” sia la scelta giusta; le persone non devono temere un rimprovero, anzi, di fatto possono ricevere elogi per aver identificato un problema.

Le persone sono il cuore e l’anima di una azienda

Schema: in una cultura organizzativa debole convinzioni, valori e assunti delle persone si sovrappongono poco, in una forte molto

I veri manager sono i leader che insegnano a tutti i propri collaboratori a definire, analizzare, comunicare e risolvere problemi, giorno dopo giorno. Più convinzioni, valori e assunti sono condivisi, più la cultura organizzativa si rafforza.

Una debole cultura organizzativa non è un problema, ma un sintomo. Per integrare efficacemente i nuovi assunti, Toyota Way propone la partecipazione a gruppi di lavoro in un ambiente pulito e sicuro, fondati su una comunicazione costante e guidati da leader che sono lì per sostenere e insegnare.

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